29/05/12

Sale sulla lingua

Ancora pioggia. Ancora grigio su questo mondo che avanza. Sirene in lontananza tra le luci notturne di Los Angeles, la città dove puoi perdere tutti i tuoi sogni. Sirene lontane tra le mura di Genova, città dove le speranze si perdono nel rombo del mare invernale. Suono di immensi oceani contro immobili frangiflutti. Mentre al porto, incessantemente si lavora. Oltre le sponde finali della terra soltanto il buio, la schiuma, la pioggia. Batte forte sui vetri sporchi. Scava l’asfalto trasformandolo in liquame nero oleastro. Il sapore del sale tra le tue labbra. Quel sapore che viene da dentro, da anfratti sconosciuti del corpo, rimasti chiusi da troppo tempo tra arrugginite serrature cigolanti. Il malessere scuro del mare, l’uomo perso sulla zattera dell’esistenza. In balia. Quella sensazione che monta dentro. Risale lenta e incontenibile. Provando ogni muscolo liscio del corpo. Si fa spazio tra le lamiere contratte del nostro fisico attorcigliandole una ad una come avesse un piede di porco.  Resistere serve solo a sfiancarsi. Essere fragili non è una colpa. E’ un segno dell’essere umani. Veri umani. E quando quella prima lacrima sgorga e cola giù dolce lungo la guancia è il nostro essere che ci parla. Gocce salate determinano il nostro viso, scavano solchi sulla nostra pelle preannunciano le rughe della vecchiaia. Acqua densa sui tratti si assorbe lucida tra i pori. Accarezza la cute sferzata dall’arsura, dal sole, dal freddo, dal caldo, dalle intemperie. La sfiora in un gesto d’affetto, quasi  una carezza, donandole sollievo. Ma quando è il tuo viso che piange è come se il mondo diventasse più buio. Il buio di un mare d’inverno in tempesta. Il buio di mille città formicaio perse nel nulla. Il buio che vive e respira aspettandoci placido alla fine di tutto. Ancora pioggia su questo mondo. E qualche lacrima in più che scivola tra le labbra sensuali di una donna. In quella goccia il sapore intenso di un’esistenza. Passata. Futura. In quel sapore ci si può sentire sperduti. Soli nel mondo a condividere una lacrima in un gesto profondo tra le labbra. La sensazione del mare oscuro si placa restando lontana. Immagine di un tempo che può ancora aspettare. E dopo resta il calore, il sonno, la luce che penetra nella stanza al mattino. Tocca un viso asciutto. Vivo.
           Forte della sua fragilità.

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