Ancora pioggia. Ancora grigio su
questo mondo che avanza. Sirene in lontananza tra le luci notturne di Los
Angeles, la città dove puoi perdere tutti i tuoi sogni. Sirene lontane tra le
mura di Genova, città dove le speranze si perdono nel rombo del mare invernale.
Suono di immensi oceani contro immobili frangiflutti. Mentre al porto,
incessantemente si lavora. Oltre le sponde finali della terra soltanto il buio,
la schiuma, la pioggia. Batte forte sui vetri sporchi. Scava l’asfalto trasformandolo
in liquame nero oleastro. Il sapore del sale tra le tue labbra. Quel sapore che
viene da dentro, da anfratti sconosciuti del corpo, rimasti chiusi da troppo
tempo tra arrugginite serrature cigolanti. Il malessere scuro del mare, l’uomo
perso sulla zattera dell’esistenza. In balia. Quella sensazione che monta
dentro. Risale lenta e incontenibile. Provando ogni muscolo liscio del corpo.
Si fa spazio tra le lamiere contratte del nostro fisico attorcigliandole una ad
una come avesse un piede di porco. Resistere serve solo a
sfiancarsi. Essere fragili non è una colpa. E’ un segno dell’essere umani. Veri
umani. E quando quella prima lacrima sgorga e cola giù dolce lungo la guancia è
il nostro essere che ci parla. Gocce salate determinano il nostro viso, scavano
solchi sulla nostra pelle preannunciano le rughe della vecchiaia. Acqua densa
sui tratti si assorbe lucida tra i pori. Accarezza la cute sferzata dall’arsura,
dal sole, dal freddo, dal caldo, dalle intemperie. La sfiora in un gesto
d’affetto, quasi una carezza, donandole sollievo. Ma quando è il tuo viso
che piange è come se il mondo diventasse più buio. Il buio di un mare d’inverno
in tempesta. Il buio di mille città formicaio perse nel nulla. Il buio che vive
e respira aspettandoci placido alla fine di tutto. Ancora pioggia su questo
mondo. E qualche lacrima in più che scivola tra le labbra sensuali di una
donna. In quella goccia il sapore intenso di un’esistenza. Passata. Futura. In
quel sapore ci si può sentire sperduti. Soli nel mondo a condividere una
lacrima in un gesto profondo tra le labbra. La sensazione del
mare oscuro si placa restando lontana. Immagine di un tempo che può ancora
aspettare. E dopo resta il calore, il sonno, la luce che penetra nella stanza
al mattino. Tocca un viso asciutto. Vivo.
Forte della sua fragilità.

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