“Il nostro avversario è questo capitalismo totalizzante e incivile! La nostra parola è di nuovo la parola della Liberazione! Grazie compagni!” E mentre il termine compagni gridato con rabbia e con amore restava sospeso nell’aria umida di quella giornata romana, Fausto alzò la testa dal microfono verso la piazza gremita. Quello era il momento più bello. Il segretario aveva concluso il suo discorso. Il silenzio metallico di chi anche sotto la pioggia aveva ascoltato ogni parola immobile e concentrato, si rompeva d’improvviso. Neanche il tempo di battere le mani e con la tromba iniziale “Bandiera Rossa” invadeva la piazza. Irruente sparata al massimo volume dall’impianto stereo del palco. E poi partva l’ovazione, un’ovazione pura sincera forte e di cuore che si mischiava alle parole della canzone
“Avanti o popolo, alla riscossa..” cantava il coro e tutti applaudivano e le bandiere rosse sventolavano tutte. Migliaia. E Fausto stringeva mani ed abbracciava gli altri dirigenti e invitati sul palco. E a quel punto Pedro, il comunista più vecchio di Genova distribuiva bicchieri di plastica e stappava la bottiglia di Rosso-Stalin versando il vino granata nei nostri gotti e invitandoci a brindare a pugno chiuso, al futuro che per lui eravamo noi “…bandiera rossa bandiera rossa…” migliaia sventolavano con energia tagliando l’aria insieme al nostro brindisi. Cremisi vivo sul grigio piombo del cielo e dell’asfalto. E sventolavano forte. E tutti applaudivano e stringevano il pugno e si abbracciavano e sorridevano e si stringevano mani e si scambiavano commenti. Ognuno fratello, ognuno compagno. “E’ dura ma ce la faremo, guarda quanti siamo compagno, guarda quanti siamo!” “…bandiera rossa trionferà!” E ti guardavi in giro e vedevi solo la felicità di chi si univa nella lotta. E c’erano tutti da tutta Italia. Pacche sulle spalle e complimenti per la riuscita del corteo. E poi da sotto il palco in lontananza partiva il coro. “Soli! Soli! Soli! Soli!” e come acqua versata in un piatto vuoto si espandeva orgoglioso nella piazza “ Soli! Soli! Soli!” ed arrivava a noi che ci univamo col pugno stretto al cielo“Soli! Soli! Soli!” fieri ed orgogliosi davvero per una volta, per una volta almeno. La voce usciva dall’anima come una liberazione “Soli!” E a quel punto Pedro ci regalava il vuoto del Rosso-Stalin e riempiva nuovamente i bicchieri con del Rossissimo-Lenin. E si brindava di nuovo mentre Fausto salutava la piazza. E le bandiere sventolavano forti, senza sentire stanchezza, sempre di più. “ …Dai campi al mare, alle miniere..” A queste elezioni ci andremo soli. Senza accordi con i finti comunisti, con quelli che di sinistra si dicono ma non sono. Ci andremo soli, perché noi siamo i comunisti, perché noi siamo i giusti, perché oggi siamo tantissimi e presto arriverà la rivoluzione. E’ qui dietro l’angolo. E in quella piazza c’erano tutti, gli studenti, gli operai, i giovani, i vecchi e tutti applaudivano e sventolavano. Era una giornata di festa. Il Che ci guardava da mille bandiere e le falci e i martelli si incrociavo sulla pelle e sui corpi. E ci si credeva, ci si credeva davvero. Soli. Rossi, sotto un cielo livido di pioggia che non ci bagnava. Moltitudine comunitaria unita sotto il simbolo di quella bandiera, di quelle bandiere. In bocca il gusto del vino negli occhi il sapore del comunismo. Un comunismo nato nel segno della rifondazione. Un brindisi. Eravamo tanti, eravamo forti, eravamo belli. Belli davvero. Ora so che quei momenti non torneranno più. So che non sarà mai più così. Non ci sarà più il segretario di circolo che alle sei del mattino sul treno appena partito per Roma tira fuori una bottiglia di grappa e inizia a distribuirla ai suoi giovani per farli pronti ad affrontare il lungo viaggio e il corteo. La piazza fraterna e inquadrata si è persa nei primi anni del millennio. Il novecento è finito. Ora è più difficile. Forse anche meno bello. Ma non per questo meno necessario. Ma se potessi scegliere... se mi donassero indietro dieci minuti di politica viva da poter rivivere, sceglierei quelli. Quelli senza tempo che partono dall’ultima frase del discorso di Bertinotti a quella manifestazione nazionale del partito.
Il patetico mi fa ridere.
Bandiera rossa è l’unica cosa che mi commuove nella vita.
Grazie compagni!
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