14/11/11

Nocciola sangue

Ottobre 2008
“Soltanto sei parole”.
Un corteo come quello non si vedeva da quasi dieci anni a Genova. La città sopita, la tramontana tornava in un giorno, in un’onda. Soltanto sei parole, uno striscione. Noi la crisi non la paghiamo. L’aria quel giorno aveva un sapore particolare. Di quando il freddo si fa più intenso e i tramonti diventano più rosa. Si mischiava la polvere del passato, del 30 giugno sessanta, dei giorni del G8 con quella dei passi dei trentamila studenti che sfilavano per le vie del centro.
Perché c’è anche chi può dire di no ma è tutta una stessa storia. L’aria quel giorno sfiorava appena i polmoni e gli spiriti si sentivano liberi. Trentamila. Tutti insieme. Liberi.. E lei davanti. Scorrendo dal fondo questa fiumana umana come se avessimo potuto volare..tra i capelli e i cappelli gli striscioni e i megafoni, le mille voci che si alzano insieme, i balli, i baci, i rumori dei passi, i battiti dei cuori... Lei davanti. In cima a tutto, di fronte ad uno striscione con appena sei parole.
Uno spirito libero.
Irene guidava il corteo e i suoi occhi guardavano verso il futuro. Con la faccia arrossata dal freddo e dalla fatica un ciuffo di capelli cadeva sugli occhiali da sole. Gridava, batteva le mani... profumava. Era bella oltre ogni dire. Dietro, trentamila persone. Quel giorno Irene ballava. Quel giorno trentamila studenti ballavano..Gli sguardi fissi sulle sue mani con le unghie lunghe curate, sulle sue gambe che si muovevano a ritmo di musica, sul suo viso che quando sorrideva era un pugno forte in mezzo al petto. Ogni suo passo trentamila passi, ogni sua parola trentamila parole mentre l’aria aveva un sapore diverso quel giorno. Sapeva di panna. E sapeva di fragole. Noi la crisi non la paghiamo. Sei parole che escono dal cuore di chi sa che non può farcela, di chi sa che l’unico modo è andare avanti è lottare. E per questo si balla e si canta, per un giorno, per un giorno almeno.
Lo spirito è libero.
Se fai avanzare e fermare una frase per le vie della città, la responsabilità di quella frase e di tutte le persone che la seguono è praticamente solo tua. Ha qualcosa di eroico. Migliaia di occhi ti guardano e rimani nella memoria inciso per sempre. Che tu ne sia consapevole o meno. Incarni la lotta. Che tu lo voglia o no. Quel giorno Irene guidava il corteo ed emanava gioia. Quel giorno gli studenti la guardavano ed erano felici perché guardandola sapevano di essere dalla parte giusta. Battevano le mani cantavano, facevano casino quando lei lo diceva perché erano dalla parte giusta. Tutti avrebbero voluto essere lei e tutti lo erano. Nessuno lo era. Perché quel giorno, con gli occhi nocciola sangue, Irene era la lotta. Solo lei. Nessun altro avrebbe potuto esserlo così. Così.
Sei parole. Un corteo. Uno spirito libero.

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