La ragazza attraversò il deserto. La tunica chiara copriva
ogni parte del suo corpo magro e sinuoso. Solo gli occhi profondi sotto le
sopracciglia scure squarciavano il candore del lino che avvolgeva la sua
figura. Il vento risuonava lontano e forte nel silenzio del suo camminare. La
sabbia era calda al contatto con la pelle nuda. Sotto quel cielo cosi azzurro
da sembrare bianco, sotto quel sole rovente avanzava tranquilla e sicura. Fantasma
bellissimo e misterioso nel nulla assoluto. La donna sembrava tagliare come una
scarica elettrica l’aria secca e riarsa di quel posto senza vita. Qualcosa
intorno a lei vibrava di energia elettrostatica. Quando arrivò al villaggio
tutto era immobile. La desolazione era entrata nei cuori e nei muscoli degli
abitanti. Da mesi non si vedeva più una goccia d’acqua. Non bastava più
spremere i cactus e le rare erbacce della zona per ottenerne un liquido denso,
scuro, amaro. In quella ventina di case di terra e legno il sole aveva iniziato
a corrodere le pelli e le anime. Piano gli uomini si erano rassegnati ad
aspettare la morte inevitabile. Il silenzio più totale era rotto solo dal
soffiare incessante del vento, dallo stridulo cigolio di una porta che ogni
tanto sbatteva, dal pianto a dirotto di un neonato. Lasciato solo nella culla
da una madre senza più forze né udito per sentirlo gemere di sete e di dolore. Nella
piazza centrale un vecchio era accasciato sul suo bastone nella polvere. La
barba e i capelli ispidi incrostati di sabbia. La faccia sulla terra dura. Il
corpo proteso verso la fontana di pietra secca come il sesso di una vecchia
morta vergine.
La ragazza si fermò all’ingresso del villaggio e qualcosa in
quel momento cambiò. Fu come se ogni molecola iniziasse a vibrare attirata dal
magnetismo del suo sguardo. Ogni cosa vivente ne percepiva la presenza. Lasciò
cadere il cappuccio che le avvolgeva la testa scoprendo un viso di una bellezza
impensabile. I lunghi capelli neri erano perfetti, come se fosse appena emersa
da un lago di acqua di rose. Il bambino smise di piangere e il vento sembrò
calmarsi lasciando morire anche il cigolio della porta. L’aria si muoveva piano
concentrandosi attirata verso di lei. Le assi di legno iniziarono a
scricchiolare tese come se dovessero rompersi da un momento all’altro. Poi la
ragazza iniziò ad avanzare verso il centro del paese, verso la piazza. Ad ogni
suo passo il mondo immobile si protendeva sempre di più a seguirla. Ad ogni suo
passo la carica elettrostatica dell’atmosfera si faceva più forte e percepibile
e la luce si faceva più scura. Il vecchio sdraiato fu svegliato da un brivido
freddo lungo la spina dorsale. Quasi senza che lo volesse, i muscoli del collo
gli fecero con sforzo voltare la testa e l’uomo si ritrovò a guardare quei
piedi nudi delicati e scolpiti a meno di un metro dai suoi occhi vacui. Un
odore potente di acqua di mare lo penetrò dal naso inondandogli la bocca e
facendolo sussultare appena. La ragazza poggiò la mano destra sul bordo della
fontana di pietra e alzò lo sguardo al cielo. Nuvole tetre turbinavano in alto
senza sosta, a perdita d’occhio. Il loro colore passava dal piombo all’ardesia
e del sole non vi era più traccia. Tutto era ammantato di una luce bluastra,
l’ultimo respiro del crepuscolo estivo, un attimo prima del pervenire del buio.
L’aria vibrava forte, le cose e le case tremavano e scricchiolavano, il bambino
nella culla piangeva di nuovo forte, ora per la paura. Un ronzio magnetico si
udiva d’intorno sempre più forte sempre più intenso. Il vecchio sdraiato era
sicuro che sarebbe morto. Il suo cuore prima quasi spento batteva ora
all’impazzata. Avrebbe voluto alzarsi e scappare via nel buio, ma come un peso
fortissimo lo teneva schiacciato al terreno. Il vecchio sollevò lo sguardo e
vide la ninfa dell’acqua alzare di
scatto il braccio sinistro col palmo rivolto verso il cielo. Fu un istante. La
veste della donna si strappò via da sé turbinando nell’aria. Nulla si vide del
suo corpo da dea perché una tromba d’aria grigia e fumosa iniziò a vorticare
immediata attorno alla sua figura lasciando scoperto solo il viso, i neri
capelli dai riflessi blu ed il braccio proteso. Fu un istante ed un fulmine
avvampò dal palmo della ninfa verso il cielo grigio di piombo. Fu un istante ma
il vecchio la vide. Disegnata sul palmo di quella donna dalla bellezza
inimmaginabile. Una nuvoletta di pioggia. Dipinta come a mano, a pennello, di
un bellissimo azzurro intenso. Il vecchio la vide. Poi fu il silenzio. La
ragazza abbasso il braccio sinistro con la sua nuvola. Chiuse gli occhi e chinò
la testa. Dopo il rombo del fulmine. Il silenzio. Il mulinello di vento si placò. La veste bianca
ricadde da sola sul corpo avvolgendolo teneramente. Nulla sembrava successo. Nulla di strano e magnetico
si percepiva più. Tutto era come sospeso nel tempo. La ninfa riaprì gli occhi e
si incammino verso la via da cui era arrivata. Uno, due, tre passi poi
incominciò a piovere. Il vecchio sentì la prima goccia sulla sua guancia. Poi
un’altra e un’altra ancora. Sentì il ticchettio dell’acqua sui tetti di legno,
sentì l’odore di umido espandersi nell’aria. Il suono della vita, di una vita
che poteva ritornare a sgorgare rigogliosa. Pioveva, pioveva sempre più
intensamente e i suoi capelli si fecero fradici ed un sorriso si allargò sulla
sua bocca sdentata ed una felicità come mai aveva sentito prima gli si insinuò
dallo stomaco calda di tepore in tutto il petto. Il vecchio ora rideva. E si
inginocchiò toccando con i palmi la terra bagnata. Le porte delle case si
aprirono e le persone uscirono a godere della pioggia a godere della vita. La
madre col bambino in braccio danzava sotto l’acqua scrosciante e il neonato non
piangeva più, neanche per i tuoni rombanti nel cielo. Il vecchio euforico si
mise in piedi senza bisogno del bastone e guardò verso l’ingresso del paese,
verso quell’infame deserto che ogni giorno quasi li uccideva. La parvenza di
un’ombra bianca spariva tra le gocce. La ninfa della pioggia andava via. Sul
suo palmo sinistro una nuvola dipinta d’azzurro.

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