29/05/12

La Nuvola


La ragazza attraversò il deserto. La tunica chiara copriva ogni parte del suo corpo magro e sinuoso. Solo gli occhi profondi sotto le sopracciglia scure squarciavano il candore del lino che avvolgeva la sua figura. Il vento risuonava lontano e forte nel silenzio del suo camminare. La sabbia era calda al contatto con la pelle nuda. Sotto quel cielo cosi azzurro da sembrare bianco, sotto quel sole rovente avanzava tranquilla e sicura. Fantasma bellissimo e misterioso nel nulla assoluto. La donna sembrava tagliare come una scarica elettrica l’aria secca e riarsa di quel posto senza vita. Qualcosa intorno a lei vibrava di energia elettrostatica. Quando arrivò al villaggio tutto era immobile. La desolazione era entrata nei cuori e nei muscoli degli abitanti. Da mesi non si vedeva più una goccia d’acqua. Non bastava più spremere i cactus e le rare erbacce della zona per ottenerne un liquido denso, scuro, amaro. In quella ventina di case di terra e legno il sole aveva iniziato a corrodere le pelli e le anime. Piano gli uomini si erano rassegnati ad aspettare la morte inevitabile. Il silenzio più totale era rotto solo dal soffiare incessante del vento, dallo stridulo cigolio di una porta che ogni tanto sbatteva, dal pianto a dirotto di un neonato. Lasciato solo nella culla da una madre senza più forze né udito per sentirlo gemere di sete e di dolore. Nella piazza centrale un vecchio era accasciato sul suo bastone nella polvere. La barba e i capelli ispidi incrostati di sabbia. La faccia sulla terra dura. Il corpo proteso verso la fontana di pietra secca come il sesso di una vecchia morta vergine.
La ragazza si fermò all’ingresso del villaggio e qualcosa in quel momento cambiò. Fu come se ogni molecola iniziasse a vibrare attirata dal magnetismo del suo sguardo. Ogni cosa vivente ne percepiva la presenza. Lasciò cadere il cappuccio che le avvolgeva la testa scoprendo un viso di una bellezza impensabile. I lunghi capelli neri erano perfetti, come se fosse appena emersa da un lago di acqua di rose. Il bambino smise di piangere e il vento sembrò calmarsi lasciando morire anche il cigolio della porta. L’aria si muoveva piano concentrandosi attirata verso di lei. Le assi di legno iniziarono a scricchiolare tese come se dovessero rompersi da un momento all’altro. Poi la ragazza iniziò ad avanzare verso il centro del paese, verso la piazza. Ad ogni suo passo il mondo immobile si protendeva sempre di più a seguirla. Ad ogni suo passo la carica elettrostatica dell’atmosfera si faceva più forte e percepibile e la luce si faceva più scura. Il vecchio sdraiato fu svegliato da un brivido freddo lungo la spina dorsale. Quasi senza che lo volesse, i muscoli del collo gli fecero con sforzo voltare la testa e l’uomo si ritrovò a guardare quei piedi nudi delicati e scolpiti a meno di un metro dai suoi occhi vacui. Un odore potente di acqua di mare lo penetrò dal naso inondandogli la bocca e facendolo sussultare appena. La ragazza poggiò la mano destra sul bordo della fontana di pietra e alzò lo sguardo al cielo. Nuvole tetre turbinavano in alto senza sosta, a perdita d’occhio. Il loro colore passava dal piombo all’ardesia e del sole non vi era più traccia. Tutto era ammantato di una luce bluastra, l’ultimo respiro del crepuscolo estivo, un attimo prima del pervenire del buio. L’aria vibrava forte, le cose e le case tremavano e scricchiolavano, il bambino nella culla piangeva di nuovo forte, ora per la paura. Un ronzio magnetico si udiva d’intorno sempre più forte sempre più intenso. Il vecchio sdraiato era sicuro che sarebbe morto. Il suo cuore prima quasi spento batteva ora all’impazzata. Avrebbe voluto alzarsi e scappare via nel buio, ma come un peso fortissimo lo teneva schiacciato al terreno. Il vecchio sollevò lo sguardo e vide la ninfa dell’acqua alzare  di scatto il braccio sinistro col palmo rivolto verso il cielo. Fu un istante. La veste della donna si strappò via da sé turbinando nell’aria. Nulla si vide del suo corpo da dea perché una tromba d’aria grigia e fumosa iniziò a vorticare immediata attorno alla sua figura lasciando scoperto solo il viso, i neri capelli dai riflessi blu ed il braccio proteso. Fu un istante ed un fulmine avvampò dal palmo della ninfa verso il cielo grigio di piombo. Fu un istante ma il vecchio la vide. Disegnata sul palmo di quella donna dalla bellezza inimmaginabile. Una nuvoletta di pioggia. Dipinta come a mano, a pennello, di un bellissimo azzurro intenso. Il vecchio la vide. Poi fu il silenzio. La ragazza abbasso il braccio sinistro con la sua nuvola. Chiuse gli occhi e chinò la testa. Dopo il rombo del fulmine. Il silenzio.  Il mulinello di vento si placò. La veste bianca ricadde da sola sul corpo avvolgendolo teneramente.  Nulla sembrava successo. Nulla di strano e magnetico si percepiva più. Tutto era come sospeso nel tempo. La ninfa riaprì gli occhi e si incammino verso la via da cui era arrivata. Uno, due, tre passi poi incominciò a piovere. Il vecchio sentì la prima goccia sulla sua guancia. Poi un’altra e un’altra ancora. Sentì il ticchettio dell’acqua sui tetti di legno, sentì l’odore di umido espandersi nell’aria. Il suono della vita, di una vita che poteva ritornare a sgorgare rigogliosa. Pioveva, pioveva sempre più intensamente e i suoi capelli si fecero fradici ed un sorriso si allargò sulla sua bocca sdentata ed una felicità come mai aveva sentito prima gli si insinuò dallo stomaco calda di tepore in tutto il petto. Il vecchio ora rideva. E si inginocchiò toccando con i palmi la terra bagnata. Le porte delle case si aprirono e le persone uscirono a godere della pioggia a godere della vita. La madre col bambino in braccio danzava sotto l’acqua scrosciante e il neonato non piangeva più, neanche per i tuoni rombanti nel cielo. Il vecchio euforico si mise in piedi senza bisogno del bastone e guardò verso l’ingresso del paese, verso quell’infame deserto che ogni giorno quasi li uccideva. La parvenza di un’ombra bianca spariva tra le gocce. La ninfa della pioggia andava via. Sul suo palmo sinistro una nuvola dipinta d’azzurro.

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